Governo italiano taglia il fotovoltaico: opposizione, imprese e ambientalisti si ribellano

04 marzo 2011 21:00Aggiunta da ErrediWeb

 

CdM approva il Decreto Rinnovabili: da giugno tagliati gli incentivi

fotovoltaico scuole 26 lug 10Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera, questa mattina , al Decreto Legislativo sulle Energie Rinnovabili. Il testo del decreto è composto di 43 articoli, divisi in nove titoli, e di quattro allegati ‘tecnici’.

Il Decreto sulle rinnovabili, che recepisce la direttiva Ue n. 2009/28, prevede un successivo decreto, che sarà emanato a giugno, di concerto tra il ministro dello Sviluppo economico e il ministro dell’Ambiente, il quale fisserà nuovi parametri degli incentivi e una revisione delle quote delle varie fonti rinnovabili per giungere agli obiettivi comunitari.

Il regime attuale degli incentivi al fotovoltaico restera’ in vigore fino a fine maggio mentre da giugno partira’ un nuovo regime di incentivi.
Nel decreto infatti si legge che le disposizioni attualmente in vigore ‘’si applicano alla produzione di energia elettrica da impianti solari fotovoltaici per i quali l’allacciamento alla rete elettrica abbia luogo entro il 31 maggio 2011”. Per il nuovo periodo dovra’ ess

Decreto rinnovabili: le prime reazioni

Alla notizia dell’aprovazione del Decreto Legislativo sulle energie rinnovabili , ribatezzato “Decreto Romani”, le reazioni delle associazioni di settore e dei gruppi ambientalisti sono state nettamente negative e in qualche caso annunciano anche l’intenzione di impugnare il provvedimento per presunta incostituzionalità.

Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresamad “È grave che si voglia modificare un sistema di incentivazione fissato con un decreto ministeriale non più tardi di sei mesi fa (per l’esattezza, il 6 agosto del 2010) e la cui validità era stata fissata al 31 dicembre 2013. Altra assurdità è l’aver previsto che il decreto da emanare entro il 30 aprile, oltre a indicare le nuove tariffe, dovrà determinare un limite annuale di potenza elettrica cumulativa degli impianti fotovoltaici che possono ottenere le tariffe incentivanti e le tariffe incentivanti stesse, se si tiene conto -osserva l’associazione di categoria- della riduzione dei costi delle tecnologie e di quelli di impianto, così come degli incentivi applicati negli Stati membri dell’Unione europea”.

Le polemiche arrivano anche dai partiti dell’oppozione: un disastro”, secondo Pier Luigi Bersani per cui “siamo a un blocco di fatto”. Più cauto Ermete Realacci, Responsabile Green Economy del PD: “siamo di fronte ad un importante passo indietro rispetto al colpo mortale che il governo stava per sferrare alle fonti rinnovabili. Ora è prioritario dare subito regole certe per far proseguire positivamente l’Italia nelle rinnovabili, un settore strategico per il futuro del nostro paese e che va migliorato per essere più trasparente, eliminando abusi e sprechi, con procedure semplificate e con contributi decrescenti in modo da favorire le tecnologie più innovative e sostenere il pieno ingresso nel mercato. E per questo chiediamo che il governo venga a riferire al più presto in parlamento, perché nei particolari si nasconde il diavolo”.

Assosolare:
«Il decreto legislativo sulle rinnovabili, cosi’ come approvato dal Consiglio dei Ministri, limitando l’applicazione del regime di incentivi agli impianti connessi entro fine maggio e prevedendo poi un cambio da giugno, e’ per tutto il settore un risultato persino peggiore di quello ventilato negli ultimi giorni. E’ evidente che non e’ stato tenuto conto delle esigenze di settore. Tenere gli incentivi del Conto Energia solo fino al 31 maggio senza un periodo ”cuscinetto” compromette da subito gli investimenti in corso, perché determina il congelamento immediato dei finanziamenti bancari, di fatto fermando i cantieri degli impianti in costruzione. Riguardo alla costituzionalità del decreto, valuteremo le azioni più opportune nell’immediato, soprattutto con riguardo ai profili di eccesso di delega per violazione dei principi, criteri e termini dettati dalla Legge Delega.

Asso Energie Future:
«Si può parlare di un tentativo di far rientrare dalla finestra quello che sembrava ora essere uscito dalla porta. Quello che serve alle rinnovabili è un piano di sviluppo che preveda anche incentivi decrescenti ma con i tempi e le certezze necessarie: tagliare del 50% nel giro di due mesi significa chiudere un comparto produttivo vitale, che rappresenta il futuro del nostro paese e che raccoglie il favore dell’opinione pubblica».

Aper: Un’occasione sprecata per sostenere il settore. Più ombre che luci nel decreto delle rinnovabili: ” Sebbene il nuovo decreto rinnovabili, appena licenziato dal Governo, abbia recepito parte delle istanze avanzate dai produttori, l’impressione generale è che le grandi aspettative che gli operatori del settore vi avevano riposto siano state disattese ancora una volta. Al di là dei commenti di merito che rinviamo ad una fase successiva, quello che più lascia basiti è il metodo utilizzato: per i principali punti chiave del “sistema rinnovabili” – in primis la definizione del valore degli incentivi – si rimanda infatti a future disposizioni attuative, introducendo così non una norma, non stabilità e chiarezza, bensì ulteriori elementi di incertezza.
Il Governo cambia le carte in tavola a partita iniziata in sostanza, lasciando senza paracadute, senza tutela e senza garanzie gli operatori che hanno avviato gli investimenti sulla base di regole che fino a ieri sembravano certe. Si sottolinea che il pericoloso effetto retroattivo del decreto, particolarmente drammatico nel caso del fotovoltaico, va a bloccare non solo i progetti futuri, ma anche quelli già avviati e finanziati, mettendo a rischio fallimento aziende fino a ieri stabili e in crescita”

ANEV: segnala il mancato rispetto delle richieste del parlamento, delle associazioni, degli operatori e la incoerenza con le finalità della direttiva stessa e si riserva azioni a tutela degli associati

Cna(Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresamad
«È grave che si voglia modificare un sistema di incentivazione fissato con un decreto ministeriale non più tardi di sei mesi fa (per l’esattezza, il 6 agosto del 2010) e la cui validità era stata fissata al 31 dicembre 2013. Altra assurdità è l’aver previsto che il decreto da emanare entro il 30 aprile, oltre a indicare le nuove tariffe, dovrà determinare un limite annuale di potenza elettrica cumulativa degli impianti fotovoltaici che possono ottenere le tariffe incentivanti e le tariffe incentivanti stesse, se si tiene conto -osserva l’associazione di categoria- della riduzione dei costi delle tecnologie e di quelli di impianto, così come degli incentivi applicati negli Stati membri dell’Unione europea».

Legambiente:
«Neanche la mobilitazione di questi giorni di cittadini e aziende, associazioni ambientaliste e di settore, parlamentari di entrambi gli schieramenti, è riuscita a fermare un decreto che avrà effetti gravi e dannosi sulle rinnovabili in Italia, visibili già nel 2011”. Edoardo Zanchini, responsabile energia e infrastrutture di Legambiente, commenta così il decreto legislativo sulle rinnovabili approvato oggi dal consiglio dei ministri. Per il solare fotovoltaico, imprenditori e cittadini sono lasciati nella più totale incertezza. Solo chi ha già i cantieri aperti e finirà entro maggio avrà sicurezza sugli incentivi. Da giugno entrerà in vigore un nuovo sistema con tariffe più basse ma anche un ‘limite annuale alle installazioni’ che non darà garanzie che vuole investire. Per eolico, biomasse e idroelettrico la situazione è ancora più grave, visto che è prevista l’introduzione di un fallimentare sistema di aste al ribasso, che in passato ha già dato risultati scadenti, e solo a uno sconto sul taglio retroattivo agli incentivi, passato dal 30 al 22%».

Wwf:
«In assenza di programmazione energetica, pur prevista dagli stessi provvedimenti varati da questo esecutivo, il Governo dice tutto e il contrario di tutto: nel giugno scorso fa un piano che prevede lo sviluppo delle rinnovabili e poi, sull’onda di polemiche inventate a tavolino sui costi degli incentivi alle rinnovabili, le blocca. La scelta fatta oggi di rinviare la decisione, a seguito della sollevazione non solo degli ambientalisti, non solo degli operatori, ma di migliaia e migliaia di cittadini, non fa che aumentare il caos e l’incertezza, rendendo il nostro Paese troppo poco affidabile per gli investitori. Le rinnovabili e l’efficienza energetica sono la spina dorsale della nuova economia, che si sta sviluppando in tutto il mondo e sono anche l’unica vera strada per garantirsi la sicurezza energetica . Il nucleare ci renderebbe del tutto dipendenti da tecnologie vecchie e straniere, oltre che dall’uranio. Romani dica perché è tanto difficile capire che incentivi seri e rapportati ai costi per le rinnovabili, a spese degli italiani (in bolletta) sono un investimento nel futuro. E soprattutto spieghi perché non lo preoccupa il fatto che l’80% dei soldi destinati alle rinnovabili sia finora andato a impianti tradizionali e inceneritori (CIP6) e perché ritiene accettabili i 400 milioni di euro l’anno che gli italiani tirano fuori (sempre in bolletta) per “ripagare” i costi del mancato sviluppo del nucleare (di cui non abbiamo alcun bisogno, visto che abbiamo molta più potenza istallata del reale fabbisogno di energia). Il Wwf chiede che venga varato un tavolo di consultazione per discutere in modo serio degli incentivi nel prossimo futuro, con l’obiettivo di favorire al massimo, in modo serio e commisurato all’andamento dei prezzi sul mercato, le rinnovabili e l’efficienza energetica, e che si tenga conto dell’iter del Decreto Legislativo, compresi i pareri delle Commissioni competenti di Camera e Senato».


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